Convenzione Servizio pubblico, gli interventi di Maurizio Rossi in Vigilanza in occasione dell’audizione di AGCOM e le risposte di Agcom

rossi vigilanza rai 15-03

AUDIZIONE AGCOM – LE DOMANDE DI MAURIZIO ROSSI (video e traccia intervento e le risposte date da Agcom in Commissione

Guarda il video con l’intervento di Maurizio Rossi

 

La traccia dell’intervento

Sig. Presidente,

ci sono alcuni punti sui quali vorrei avere un vostro parere:

La convenzione in esame prevede la unicità del Servizio pubblico affidato alla Rai Spa. Ma non è chiarito in nessuna legge le motivazioni per cui Rai sarebbe l’unico soggetto in grado di assolvere a tale compito

Le chiedo quindi cortesemente, di spiegare a questa Commissione per quale ragione secondo Lei, la Rai SpA sia considerato l’unico fornitore di contenuti idoneo a gestire il Servizio pubblico radiotelevisivo.

In nessun passaggio di legge e tantomeno nella convenzione viene spiegato quali siano le motivazioni che rendono Rai l’unico soggetto in grado di svolgere il Servizio pubblico e a livello di norme europee é chiaramente esplicitato che l’unicità deve essere ampiamente motivata.

Premesso che il canone che i cittadini pagano rappresenta un aiuto di stato legittimato dal fatto che serve allo svolgimento del Servizio pubblico, le chiedo se ritiene conforme ai principi e alle regole dell’Unione europea in materia, che la valutazione della natura o meno di Servizio pubblico delle trasmissioni offerte dalla Rai venga decisa da parte di uffici e organismi interni alla stessa Rai SpA e non da un soggetto esterno e indipendente. Ad oggi l’inserimento nella sezione di bilancio apposita viene concordato tra l’ufficio marketing e la programmazione di Rai. Film, telfilm intrattenimento, DI TUTTO DI PIU’. Voi controllate i singoli contenuti o solo la correttezza della separazione contabile?

Secondo voi qualsiasi tipologia di programma è considerabile Servizio pubblico?
Non ritenete sarebbe stato necessario, dopo la confusione di questi vent’anni chiarire in modo inequivocabile nella convenzione le tipologie di programmi considerabili di Servizio pubblico e pertanto pagati con denaro dei cittadini?

Lo schema di convenzione pervenuto a questa Commissione di vigilanza è privo dell’individuazione dei diritti e degli obblighi del concedente e del concessionario. Essa è rinviata ad un futuro contratto di servizio, tanto che ieri il Sottosegretario Giacomelli, proprio in questa sede in audizione, ha dichiarato quanto segue: “….ora è necessario che i concetti passino dal livello di documento politico (CONVENZIONE) ad un testo che li trasformi in precisi obblighi per la concessionaria……”. Pertanto lo stesso Sottosegretario ci ha detto che la convenzione di cui stiamo dibattendo non contempla alcun obbligo per il concessionario.

Quindi, alla luce di quanto detto, lei ritiene giuridicamente legittimo e lecito affidare la concessione di Servizio pubblico senza contestualmente individuare dei diritti e degli obblighi del concedente e del concessionario?
Se sì, perchè?
Può spiegarmi le ragioni per le quali ritenga corretto affidare una concessione rimandando a tempi non definiti gli obblighi derivanti dalla concessoine stessa che consente a Rai di percepire circa 20 miliardi di denaro pubblico, aiuto di stato, nei prossimi 10 anni?

Ribadito il fondamento della derogabilità del divieto degli aiuti di stato, lei ritiene che gli spazi pubblicitari venduti dal concessionario (che già introita circa 2 miliardi di euro l’anno) all’interno delle trasmissioni di Servizio pubblico siano conformi al diritto dell’Unione europea in materia di concorrenza?

Se sì, perchè?
La pubblicità: mi pare che sia di vostra competenza controllare l’affollamento che dovrebbe essere al 4% ma cumulativo: da una parte i tre canali generalisti (RAI1, RAI2, RAI3), dall’altra tutti i canali tematici (11 programmi).
Risulta che attualmente l’affollamento pubblicitario di Rai sia un caso unico in Europa. I primi tre canali (generalisti lo ribadiamo, RAI1, RAI2, RAI3) devono stare entro il 4% cumulativo ma e’ discrezionalità della Rai decidere come “caricare” i tre canali.
Ne deriva che Rai 1 e’ sempre tra il 6% e il 7 %, mentre Rai3 e’ spesso anche al 2% per compensare.
Nei canali tematici diventa facile, ad esempio, non mettere nulla o quasi per caricare quelli di maggior audience.
E’ veramente il gioco delle tre tavolette, unico in Europa dove invece il limite di affollamento e’ assolutamente calcolato per ogni singolo canale.
La nuova Convenzione per i prossimi 10 anni non mi pare proprio che chiarisca cosa fare in merito.
Le pongo pertanto le seguenti domande:
come è stato calcolato sino ad oggi, la percentuale di affollamento al 4%?
È corretta l’analisi che vi ho illustrato?
La pubblicità nel canale dei bambini alla quale la Rai ha rinunciato, viene recuperata come percentuale di affollamento negli altri canali tematici?
Se un canale, come ad esempio Rai Scuola, non inseriva la pubblicità, quel 4% la Rai ha potuto recuperarlo aumentando l’affollamento negli altri canali tematici?
Se sino ad oggi si è operato in tal senso, come ritenete sia giusto operare con la prossima convenzione?
Ritenete corretto che all’atto della concessione questi obblighi non siano contestualmente inseriti e chiariti in modo inequivocabile?
Ritenete pertanto sia corretto l’affollamento cumulativo o, come nel resto d’Europa, un affollamento al 4% per singolo canale?
Al fine di evitare il vantaggio competitivo derivante dall’aiuto di stato, che può creare una distorsione del mercato, non ritenete che l’inserimento della pubblicità, tanto più se limitata al 4% per canale, dovrebbe essere unicamente nei programmi commerciali e mai in programmi comprati, prodotti, sostenuti dai soldi derivanti dal canone?

Introiti derivanti da convenzioni con enti pubblici, locali, nazionali.

E’ vostra competenza controllare tutte le convenzioni che vengono stipulate dal concessionario pubblico con enti (locali, regionali), ministeri, associazioni?

Ritenete corretto che la società concessionaria che già introita circa 2 miliardi di euro annui, introiti ulteriori soldi dei cittadini richiedendo contribuzioni ad enti pubblici per le più svariate motivazioni quali ad esempio, decidere se produrre un programma in una città, in una regione, piuttosto che in un’altra?

Ritenete che anche questi aspetti non debbano essere chiaramente esposti nella convenzione che stiamo dibattendo, e che tali punti debbano essere inseriti in modo chiaro e trasparente contestualmente al rilascio della concessione?

 

La trascrizione delle risposte di Agcom in Commissione.

Sui primi punti sui quali il senatore Rossi ci aveva preannunciato, ancorché un filo tardi, ma abbiamo qualche riferimento.

Sulla prima questione, legata all’unicità della Rai, la clausola di esclusiva, devo ricordare che la scelta è di esclusiva competenza del governo. Quindi è solo dei compiti dell’autorità. Ciò detto, il tema è sicuramente interessante, anche per i risvolti di analisi internazionale, ma posta alla vigilia del rinnovo della concessione il ragionamento è un po’ fuori tempo. Questo andrebbe trattato in un’audizione in cui si possa parlare di stress amento di queste questioni, non con l’urgenza di un adempimento. Ma ripeto, comunque interfaccia il governo.

Ci sono stati ripetuti interventi su queste questioni, anche in passato da parte di catricalà, ma come di recente avete visto, anche calendario ha detto una frase molto interessante, su un ragionamento che aveva fatto sulla possibilità di Riarticolare, posso dire Che nessuno, in questo testo, che è decennale, quindi non significa un matrimonio eterno, può dire di sentirsi affidatario esclusivo e per sempre. Altra cosa, se posso andare verso l’interesse della sua domanda, è quella di affidare il servizio pubblico a diversi soggetti. Questa soluzione, però, presupporrebbe ben altri approfondimenti in termini di analisi di compatibilità e soprattutto analisi di impatto e di efficacia, quindi andrebbe casomai preparato adesso un meccanismo che consente di studiare quali parti possono essere separate per il futuro. La seconda questione su come verifichiamo la correttezza della contabilità separata. Sul punto, come ha anticipato il presidente, noi verifichiamo esclusivamente la correttezza della separazione contabile, e, come abbiamo chiarito nel testo, lo strumento si è dimostrato del tutto inefficace. Quindi assolutamente da superare. Anche in ragione della ampia discrezionalità di cui dispone, o meglio disponeva, la Rai nella definizione dei riaggregati.

La terza questione, quella della concessione del servizio pubblico senza individuare diritti e obblighi, L’attuale testo della convenzione Recca delle disposizioni dedicate agli obblighi del concessionario, in particolare l’articolo tre, a noi sembra che sia abbastanza stringente, ma in ogni caso, riteniamo che non ci sia nessuna controindicazione rispetto al fatto che si provveda, anche a partire da questa sede, A una definizione più puntuale dei diritti e dei obblighi, su cui poi saremo chiamati a vigilare. Per noi, più sono definiti gli obblighi, più è facile il controllo.

La sfumatura degli obblighi rende anche “indecidibile” l’analisi dei risultati.

In questo modo si stringe la possibilità dell’analisi di impatto.

Quarta domanda: quella sulla folla mento della pubblicità. È una domanda impegnativa, e nella relazione del presidente c’erano già molti elementi. Non è inutile però ripetere qualche parola. Non esistono obiezioni di principio rispetto alla possibilità di un finanziamento misto, e anche la commissione europea si è espressa in questa direzione. L’attenzione della commissione ha riguardato piuttosto il livello di finanziamento da parte dello Stato per assicurarsi che sia proporzionato alla missione di servizio pubblico. Quanto ai limiti di affollamento pubblicitario, confermiamo che fino ad oggi abbiamo calcolato il limite del 4% settimanale cumulativamente sulle tre reti generaliste, perché sui canali tematici, come lei sa, c’è una diversa “tradizione”, e cioè si procede canale per canale, come succede anche per le emittenti private. È un criterio interpretativo molto consolidato nel tempo, non che questo significhi che sia sacrosanto, stante la genericità della norma primaria, che consentiva anche questa interpretazione Restrittiva. In ogni caso non è possibile considerare tale scenario come un caso unico in Europa, in ragione della diversità delle norme nazionali in materia di pubblicità e anche in materia di servizio pubblico. Ci sono un po’ di divergenze. In ogni caso non è possibile considerare tale scenario come un caso unico in Europa, in ragione della diversità delle norme nazionali in materia di pubblicità e anche in materia di servizio pubblico. Ci sono un po’ di divergenze rispetto alla domanda.

Precisiamo infine che il legislatore a breve sarà chiamato su questo punto a rivedere la disciplina del settore, a seguito della riforma della direttiva europea sui servizi audiovisivi.

L’ultima questione è una risposta lapidaria di una sola riga, si tratta di controlli che esulano dalla nostra competenza. Questo non significa che non integreremo con ulteriori elementi le risposte.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>